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No all’autonomia differenziata, no alla secessione dei diritti

La visita di Calderoli a Potenza ha risvegliato il dibattito sull'autonomia differenziata. Un grande errore, soprattutto per le regioni meridionali che pagherebbero il prezzo più alto. Una secessione dei diritti, un disegno pericoloso che creerebbe cittadini di serie A e di serie B.


In queste settimane, il dibattito sull’autonomia differenziata è tornato alla ribalta, soprattutto dopo la visita del ministro Calderoli a Potenza.


In molti, purtroppo, dimenticano quanto questo provvedimento, al vaglio del governo, sia un clamoroso autogol per tutte le regioni Meridionali. Una secessione dei diritti pericolosissima per il futuro delle nostre regioni.


La Basilicata sarebbe una di quelle regioni che rischierebbe di più, in quanto 23 materie, tra cui assistenza e sanità, saranno commisurate al territorio in cui il cittadino vive. Ciò significa che il gettito fiscale legato al trasferimento dallo Stato alle Regioni, non dipenderà più da un criterio proporzionale, favorendo la nascita di servizi da cittadini di serie A e cittadini di serie B.


Ciò significherà un aumento del gap tra Nord e Sud, i fabbisogni standard verranno definiti da meccanismi legati al gettito dei tributi erariali, dal peso politico delle singole entità territoriali e dalla capacità di una regione di cannibalizzare la più debole.


L’autonomia differenziata è una secessione indiretta, un disegno pericoloso e regressivo che potrebbe spaccare ulteriormente il Paese. Il tutto a discapito del Meridione.


È davvero questo il profilo che il sedicente governo del cambiamento e il suo riflesso romano, hanno intenzione di tracciare per la Basilicata del futuro? È così che il centrodestra intende difendere e tutelare gli interessi dei lucani?


Gianni Leggieri,

Consigliere regionale di Basilicata

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