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La Basilicata ha bisogno dei propri giovani per sperare nel futuro

L'allarme lanciato dalla CISL Basilicata è serio. Una terra che rinuncia alle nuove generazioni è una terra che non ha futuro.


La Cisl Basilicata ha di recente lanciato un allarme che dovrebbe preoccupare tutti noi.


La nostra regione è la seconda in Italia in cui si registra la maggiore emorragia di giovani nella classe d’età 18-34. Per avere un’idea della gravità del problema, tra il 2002 e il 2022 la popolazione giovanile lucana si è ridotta di 47mila unità.


I dati provengono dal rapporto ISTAT “i giovani e il Mezzogiorno: l’incerta transizione nell’età adulta”. Al suo interno emerge anche l’incidenza della popolazione giovanile sul totale dei residenti in Basilicata, passata dal 24,5% del 2002 al 18,3% del 2022. Oggi, i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, sono meno di 100mila.


Inoltre, la Basilicata sarebbe la regione che più di tutte perde giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, con meno di quaranta laureati ogni mille residenti (dati ANVUR).


Si tratta di numeri terrificanti che certificano l’esistenza di un problema enorme, il quale incide fortemente su tutto il tessuto produttivo lucano, arrivando a toccare anche aspetti come il ricambio generazionale, la demografia e la crescita socio-culturale della nostra terra.


Una regione che lascia andare via le proprie giovani risorse è una terra che non ha speranze. Da tempo insisto su questo aspetto: investire sulle nuove generazioni significa capitalizzare al meglio il proprio futuro.


Essere giovani in Basilicata non è semplice, questo è palese. Nascere in un piccolo borgo lucano significa, ad oggi, essere già consapevoli di dover lasciare la propria terra in assenza di qualsivoglia prospettiva futura, sia lavorativa che universitaria.


Da anni la politica promette e non mantiene, ignorando completamente l’esistenza di un problema sempre più grande. La legge di bilancio è soltanto l’ultimo tassello di un mosaico di bugie, che chiarisce come i giovani siano totalmente ai margini del progetto politico di centrodestra.


Una tendenza nazionale che si riflette in una dimensione ancora più preoccupante sul contesto locale. Anche il sedicente “governo del cambiamento” non ha alcuna idea su come evitare un baratro sociale senza precedenti.


Nessuno sembrerebbe aver capito che attuare un serio ricambio generazionale, significherebbe immettere nell’apparato produttivo nuove energie, nuove competenze, nuovi investimenti, stimolare la crescita demografica e lo sviluppo economico.


Inoltre, significherebbe aprire nuove prospettive, cioè quelle di cui i giovani hanno bisogno affinché decidano di restare. Investire sull’offerta universitaria, per renderla più competitiva, e sulla formazione sarebbe un passo importante per creare fiducia. Coinvolgere le aziende in progetti che mettano al centro nuove competenze creerebbe un circolo virtuoso dal quale la Basilicata avrebbe tutto da guadagnare.


Soltanto compiendo questi, primi, importanti passi, la nostra terra potrà evitare la propria eutanasia sociale, economica e culturale.


Gianni Leggieri

Consigliere regionale Basilicata


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