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Il tentativo di corrompere un collaboratore del ministro Di Maio deve farci riflettere



Nei giorni scorsi alcuni media hanno riportato la notizia di un tentativo di corruzione nei confronti di Dario De Falco, stretto collaboratore del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. De Falco, avvicinato in un locale di Roma da un imprenditore delle telecomunicazioni, avrebbe ricevuto da questi ultimi una valigetta con 150mila euro in contanti. La finalità: ingraziarsi il consigliere politico alla Farnesina del ministro Di Maio. Un fatto increscioso e triste, che ha portato De Falco a denunciare subito l’accaduto, oltre che ad allontanare l’imprenditore-prenditore, desideroso, come alcune volte accade, di raggiungere certi obiettivi con la scorciatoia della bustarella – in questo caso della valigetta -, convinto di trovare dall’altra parte un soggetto complice e compiacente.

L’episodio deve farci riflettere, attendendo come sempre l’esito delle indagini, e deve indurre a tenere alta la guardia. Il momento storico è delicato. Fiumi di danaro provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza stanno per arrivare in tutte le Regioni italiane e, al tempo stesso, stanno facendo sfregare le mani a tanti che non hanno proprio pie intenzioni (prestanome, pseudo-imprenditori, amministratori e appartenenti alle istituzioni infedeli). Ecco perché i controlli, connessi al Pnrr, non possono essere considerati elemento secondario della partita delicata che abbiamo iniziato a giocare per superare l’emergenza sanitaria e assicurare anche alle nostre comunità vere occasioni di sviluppo e benessere. Tutto sempre nella legalità. Le esperienze del passato, si pensi alla fase post terremoto del 1980, ci hanno insegnato tanto. Non releghiamo la storia sempre in angolino.


I Consiglieri regionali del MoVimento Cinque Stelle


Gianni Leggieri

Giovanni Perrino

Carmela Carlucci


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